Ministero condannato a pagare per eccessiva durata del processo

Il Ministero della Giustizia condannato per la Legge Pinto

ministero condannato
17/02/2026 - Tempo di Lettura: 1 min.

207 milioni di euro a titolo di indennizzo nel 2025 per i ritardi

Attesa infinita con un'udienza fissata al 2028 e una causa di modesto valore economico ancora senza sentenza. È questo lo scenario che ha portato la Corte d'Appello di Milano a condannare il Ministero della Giustizia per violazione del termine ragionevole di durata del processo.

Con decreto, i giudici milanesi hanno accolto il ricorso presentato dall'avvocato Salvatore D'Angelo per conto di ItaliaRimborso, società che assiste passeggeri vittime di disservizi aerei, riconoscendo un indennizzo di 400 euro per un anno di ritardo irragionevole, oltre interessi e spese legali.

Il procedimento presupposto risale all'aprile 2020. Due azioni civili davanti al Giudice di Pace di Busto Arsizio, poi riunite nel 2024, per ottenere la compensazione pecuniaria prevista dal Regolamento (CE) n. 261/2004 nei confronti della compagnia Neos, in relazione a un volo in ritardo sulla tratta Cancun Roma Fiumicino del 27 giugno 2019.

Il valore di risarcimento è di 600 euro a passeggero. Eppure, dopo la prima udienza del novembre 2020, il fascicolo è rimasto sostanzialmente fermo. La riunione dei procedimenti è stata disposta solo nel febbraio 2024. Nel frattempo, il giudizio è stato rinviato per la precisazione delle conclusioni ad aprile 2028. Si arriva così a nove anni complessivi dal disagio per una decisione di primo grado.

La Corte ha richiamato l'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che garantisce a chiunque il diritto a un processo in tempi ragionevoli, e l'articolo 2 della legge 89 del 2001, la cosiddetta Legge Pinto, che fissa in tre anni la durata ordinaria di un giudizio civile di primo grado.

Alla data del ricorso il processo durava già da oltre cinque anni. Un superamento che i giudici hanno quantificato in un anno indennizzabile, liquidato in 400 euro, il minimo previsto dalla legge. Una cifra simbolica, se confrontata con il danno sistemico. Ma sufficiente a ribadire che la lentezza della macchina giudiziaria genera responsabilità dello Stato.

La Corte ha ritenuto ammissibile la domanda prima della sentenza definitiva. Non occorre pertanto attendere la fine del processo per denunciare l'eccessiva durata. Il danno si consuma nel tempo, non solo alla conclusione del giudizio.

«Questa decisione conferma un principio semplice. I cittadini hanno diritto a un processo che non si trascini per anni - commenta l'avvocato Salvatore D'Angelo -. Il nostro obiettivo è tutelare i passeggeri, ma anche richiamare l'attenzione su un problema strutturale che non può più essere ignorato. Nove anni per una causa da poche centinaia di euro è un paradosso che parla da solo. La Corte ha riconosciuto l'irragionevolezza del ritardo, ma il vero tema è un sistema che costringe i cittadini a chiedere giustizia sulla giustizia. Finché non si interviene sulle cause strutturali, continueremo a vedere procedimenti che si arenano per anni senza alcuna giustificazione. Basti pensare che nel 2025 sono stati corrisposti dallo Stato ben 207 milioni di euro a titolo di indennizzo previsti dalla legge Pinto per irragionevole durata del processo».

Il caso racconta un paradosso noto. Per ottenere giustizia sulla lentezza della giustizia bisogna avviare un nuovo procedimento. E quando la durata irragionevole viene accertata, l'indennizzo è contenuto, parametrato tra 400 e 800 euro per ogni anno oltre la soglia di ragionevolezza.

Le cause davanti ai giudici di pace, spesso di modesto valore, rappresentano una quota significativa del contenzioso civile. Solo ItaliaRimborso ha migliaia di procedimenti in corso davanti al giudice di pace per il riconoscimento della compensazione pecuniaria ai passeggeri che vanno da 250 a 600 euro.

Lo Stato oggi paga 400 euro, oltre gli interessi. Ma il costo reale, in termini di fiducia e credibilità del sistema, è ben più alto.



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